Prime conseguenza della chiusura dell’ospedale: Donna di 79 anni muore d’infarto.

PRONTO SOCCORSO E 118, APERTA UN'INCHIESTA AL MESE
Trebisacce, donna muore d’infarto.

In poco più di due anni si contano 25 morti sospette nei reparti di emergenza-urgenza degli ospedali italiani, praticamente quasi un decesso al mese, di cui più della metà in Calabria e in Sicilia. È quanto emerge da una analisi dell’Adnkronos Salute su dati della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari.

Lo studio riguarda i presunti casi di malasanità legati al sistema dell’emergenza – che comprende quindi sia la rete dei pronto soccorso che il servizio del 118 – giunti all’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e i disavanzi sanitari regionali. Si tratta degli episodi che dopo un esposto, una segnalazione o magari un articolo di giornale arrivano sul tavolo del presidente della Commissione Leoluca Orlando, che interviene per chiedere chiarimenti ed eventualmente disporre ulteriori accertamenti.

Tra i pazienti che hanno perso la vita ci sono cui due neonati e quattro bimbi!

Dati significativi da cui emerge un’amara verità: l’allarme sullo stato di salute dei pronto si estendersi da Nord a Sud. Ma soprattutto al Sud. 

Anche se per la Commissione i casi in esame «hanno un valore indicativo, ma nessun valore statistico», dall’analisi emerge subito un dato: ben 14 casi di morti sospette su 25 si sono verificate nei reparti d’emergenza di due Regioni, Calabria (8) e Sicilia (6). 

Tante le cause che potrebbero nascondersi dietro a queste morti sospette e alla confusione che regna all’interno dei pronto soccorso: ambulanze che arrivano in ritardo – magari guidate da autisti senza patente – diagnosi sbagliate, dimissioni affrettate. Ma soprattutto, mancanza di mezzi e attrezzature e carenza di posti letto e di personale qualificato.

Tra i decessi sospetti registrati in Calabria c’è quello di una donna al pronto soccorso di Castrovillari (Cosenza), che potrebbe aver pagato a caro prezzo la mancanza del borsone con i tubi orotracheali sulla prima ambulanza che l’ha soccorsa. C’è poi la morte di un bimbo all’ospedale di Polistena (Reggio Calabria): doveva essere trasferito con urgenza in un ospedale più attrezzato, ma per mancanza di mezzi di soccorso adeguati arriva dopo molte ore agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria dove viene operato, ma senza successo. Sempre in Calabria, nel 2010, è balzato alle cronache il caso della bimba nata all’ospedale di Rossano e deceduta all’Annunziata di Cosenza. La madre era stata costretta a vagare dall’ospedale di Trebisacce al presidio di Rossano sull’auto del marito, essendo l’ambulanza del 118 già impegnata per un soccorso. A Lamezia Terme è invece morta una donna che ha avuto la sfortuna di essere soccorsa da un’ambulanza con il defibrillatore guasto. Un defibrillatore non funzionante – sempre a Lamezia Terme – potrebbe essere la causa del decesso di una ventenne con problemi cardiaci. Un guasto, tra l’altro, che era già stato oggetto di segnalazione in un esposto datato dicembre 2009.

Questo studio probabilmente con la chiusura definiva dell’Ospedale di Trebisacce dovrà essere drasticamente aggiornato.

Basti pensare all’ultimo caso successo pochi giorni fa (giovedì) quando F.R. una signora di 79 anni di Trebisacce, colta da improvviso malore e trasferita con “codice rosso” per mezzo dell’ambulanza del 118 di Trebisacce presso l’ospedale “Giannettasio” di Rossano, è deceduta poco dopo il suo ricovero in ospedale per infarto.

Ricordiamo che da 15 giorni fa è stato chiuso il reparto di Cardiologia-Utic di Trebisacce che tante vite umane ha salvato nell’arco dei suoi 30 anni di vita.

Considerato che  Trebisacce si trova ben collegata all’ospedlae di Rossano possiamo immaginare cosa succederà ai malcapitati pazienti dei paesi dell’entroterra che distano circa 80-90 km dal piu’ vicino ospedale?

In Italia ogni anno circa 130.000 persone sono colpite da Infarto Acuto del Miocardio (IMA). Di queste ne muoiono all’incirca 33.000 e circa 18.300 muoiono prima di raggiungere l’ospedale. La maggioranza di queste morti è aritmica e secondaria a fibrillazione ventricolare. Per il gruppo di pazienti che raggiunge l’ospedale in vita, è ormai accertato che la terapia trombolitica è in grado di determinare un miglioramento della funzione sistolica del ventricolo sinistro (VS) e una riduzione della mortalità a 35 giorni del 21% negli IMA Q transmurali che corrisponde ad un salvataggio di 21 vite per 1000 pazienti trattati.

Nell’ IMA prima si interviene meglio è. La disponibilità di un farmaco trombolitico ad esempio da praticare immediatamente in bolo permetterà forse di ottenere la riperfusione in tempi più brevi, addirittura prima del ricovero. Il periodo ritenuto utile per una riperfusione precoce è di 6 ore dall’insorgenza dei sintomi, ma i migliori risultati si ottengono entro le 3 ore.

 Nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, l’infarto acuto del miocardio rimane la principale causa di morte della popolazione adulta dei paesi occidentali con circa il 30% di decessi, la metà dei quali prima dell’ ospedalizzazione. Tra i pazienti ospedalizzati per infarto, la mortalità è del 7-15% durante l’ospedalizzazione e di un altro 7-15% nell’anno successivo.

 

donna muore infarto trebisacce
donna muore infarto trebisacce

Si sarebbe salvata la signora se l’Ospedale di Trebisacce non fosse stato chiuso?

Questo non lo sappiamo ma possiamo immaginare cosa potrebbe accadere  a pazienti dei tanti paesi delle aree interne dell’Alto Jonio!

Le distanze aumentano e la morte paradossalmente diventa più vicina.

Noi avevamo protestato bloccando la Statale 106 ma a nulla è valso.

Il provvedimento di riconversione degli ospedali, tra cui quello di Trebisacce che costituiva l’unico presidio sanitario nel raggio di 100 chilometri è stato progettato dal centrosinistra ed è stato messo in atto dal centrodestra.

Il Commissario Scopelliti ha deciso di infischiarsene dei bisogni  e dei diritti della popolazione di tutto l’Alto Jonio ed ha chiuso ogni struttura sanitaria, pubblica e privata, su un arco di territorio di oltre 80 chilometri!!

Il bello è che il Piano di Rientro è stato applicato solo per Trebisacce mentre a Rossano e Corigliano, nel raggio di 7 chilometri, vengono tenuti in vita, in una sorta di “zona franca”, reparti-fotocopia nei quali si utilizza il doppio del personale!!!

 

In piena campagna elettorale, i due schieramenti contrapposti cercano di portare acqua al loro mulino. «E’ giusto e necessario – ha scritto in proposito il candidato-sindaco di “Vivere Trebisacce” Franco Mundo – che entrambi gli schieramenti discutano delle responsabilità e la questione-ospedale venga posta al centro del dibattito politico,senza speculazione alcuna, ma discutendo pacatamente sulle conseguenze drammatiche che ha comportato la chiusura del “Chidichimo”. La chiusura dell’ospedale non solo priva i cittadini di un servizio sanitario essenziale e vitale ma comporta anche gravi danni economici all’indotto, al commercio, alel professionalità, ai dipendenti ed all’intera comunità trebisaccese.

Conclude Mundo – solo qualcun altro candidato sta beneficiando anche economicamente, con incarico ben retribuito, di Responsabile delal cosidetta Casa della Salute.

 Anche il candidato-sindaco di “Trebisacce Futuro” Pino Sposato, ha promesso il proprio impegno per cercare di recuperare qualcosa dell’ospedale valorizzando il proprio ascendente ed il proprio peso politico.«Non so se sarà possibile salvare il salvabile, – ha scritto Sposato nella sua lettera agli elettori – ma prometto tutto il mio impegno per attenuare le conseguenze di una perdita così grave. E facendosi portavoce anche a nome dei componenti della sua lista della preoccupazione della gente ha chiesto a tutte le forze politiche ed al Governatore Scopelliti di attivarsi almeno per il mantenimento del reparto di Medicina e Geriatria e per il ripristino del Pronto Soccorso. Tale soluzione tra l’altro non comporterebbe alcun aggravio di spesa in quanto sia il personale che le attrezzature sono già in dotazione allo stesso reparto.

E secondo fonti vicine a Sposato pare che lo stesso abbia avuto forti rassicurazioni in merito all’accoglimento di tali richieste.

D’altronde, Migliorare l’efficienza della rete dell’emergenza è considerata una priorità anche per il presidente della Commissione, Leoluca Orlando: “Il funzionamento del 118, strettamente collegato al sistema integrato di emergenza e urgenza – sottolinea – costituisce uno strumento essenziale per garantire la tutela della salute dei cittadini, con riferimento, in particolare, a quanti vivono in territori disagiati e distanti dalle strutture sanitarie”. Per Orlando è quindi necessario intervenire per rimuovere “anomalie funzionali e organizzative” del 118. “In taluni casi – conclude – questa realtà non è stata solo terreno di scarsa tutela della salute, ma anche fonte di sprechi e pratiche anomale denunciate alla magistratura ordinaria e contabile”.

Di vergogna e di indignazione parla invece l’Assopec a nome del mondo dell’associazionismo. «Non si è trattato affatto – scrive l’Assopec rivelando di aver già informato Leoluca Orlando ed il Sen. Ignazio Marino – di malasanità, ma di assenza di strutture sanitarie legalmente previste «Noi di Assopec, Trapezakyon, Pro Loco, Albero della Memoria, Amici del Cuore… non ci diamo per vinti, anche perché se l’emergenza si fosse verificata 10 giorni fa, prima della chiusura dell’Utic, la nostra concittadina sarebbe ancora tra noi». Poi l’Assopec rammenta la grave anomalia di oltre 90 km di territorio privo di un ospedale. «Una anomalia che va corretta subito e prima che il rosario dei morti si allunghi ancora».

Ora staremo a vedere, sperando che le promesse diventino realtà concrete prima del giorno delle votazioni.

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