Risolto il giallo di Villapiana: Confessa la moglie e madre di Vincenzo e Rosa

Risolto il giallo del duplice omicidio di Villapiana: a uccidere a fucilate Vincenzo Genovese e la figlia Rosa, venerdi scorso, è stata la moglie e madre Domenica Ruggiano. Disperazione e risentimento sarebbero all’origine dell’uccisione del marito. Togliendo la vita anche a sua figlia, la donna avrebbe voluto risparmiare la sua stessa sofferenza.

 E’ stato chiarito tutto.

Non è più avvolto nel mistero il duplice omicidio di Vincenzo Genovese, di 67 anni, di sua figlia Rosa, di 26, ed il ferimento della moglie, Domenica Ruggiano, di 54, avvenuto ieri a Villapiana.

Le indagini erano state indirizzate verso l’ambito familiare. Sebbene come in casi del genere fossero aperte ad altre ipotesi, seppur remote. La Procura di Castrovillari diretta da Franco Giacomantonio ed i Carabinieri del Comando Provinciale diretto da Francesco Ferace, hanno mantenuto uno stretto riserbo, continuando a ripetere che nessuna ipotesi fosse da escludere. Tuttavia la ricostruzione del duplice omicidio, cosi’ come era stata raccontata da Domenica Ruggiano, moglie e mamma e da come cominciava da emergere anche dagli accertamenti, sembrava portare proprio in direzione dell’ambito familiare. La DDA di Catanzaro, diretta dal procuratore capo, Vincenzo Antonio Lombardo, aveva escluso che il delitto fosse collegato con la ‘ndrangheta.

Al primo interrogatorio, quindi, dopo l’intervento chirurgico a cui era stata sottoposta, Domenica Ruggiano è crollata, confessando il duplice omicidio. Con il marito, avrebbe detto secondo le prime indiscrezioni al pm della Procura di Castrovillari, Maria Grazia Anastasia, c’erano contrasti che si trascinavano da tempo. Nessun particolare è invece ancora emerso sull’omicidio della figlia. La donna ha raccontato agli inquirenti di aver tentato il suicidio, ma sarebbe riuscita solo a ferirsi ad una gamba.

Proprio per il timore che possa riprovarci, ha spiegato il Procuratore di Castrovillari, Franco Giacomantonio, Ruggiano è tenuta sotto stretta sorveglianza in ospedale. “Abbiamo potuto risolvere il caso grazie all’ottimo lavoro svolto dai carabinieri, ha commentato ieri Giacomantonio. “E’ la dimostrazione che indagini come quella sul duplice omicidio di Villapiana vanno risolte subito perche’ poi, col passare delle ore, tutto diventa piu’ difficile”. Lo stesso procuratore ha poi precisato che il fermo per la donna non è automatico ma che per legge ora deve intervenire il Gip del tribunale di Castrovillari che dovrà decidere sulla misura cautelare a suo carico.

L’omicida, infatti, doveva necessariamente sapere che Vincenzo Genovese possedesse un fucile da caccia e dove lo tenesse custodito. A parte ciò, l’assassino, doveva avere una certa confidenza con la famiglia, che gli consentisse di entrare nella loro abitazione senza problemi. Solo se fosse vero questo, poteva prendere corpo l’ipotesi degli investigatori. L’assassino era entrato, aveva imbracciato il fucile, aveva ucciso e poi, dopo avere abbandonato l’arma, era fuggito indisturbato. C’era stata la variante, presa in considerazione. Per dare una risposta a quello che  sembrava  un enigma, la Procura di Castrovillari ha disposto l’esame dello stub sui cadaveri di Genovese e della figlia, ed ovviamente sulla moglie. Inoltre erano state disposte perizie tecniche sull’arma, trovata nel corridoio della spartana abitazione della famiglia sul quale si affacciano le camere da letto, alla ricerca di impronte digitali e di ogni altra traccia che potrebbe risultare utile.

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